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Bosnia Erzegovina Tra Oriente E Occidente

Bosnia Erzegovina, una nazione al centro della storia europea e delle culture, delle religioni e dei conflitti. La Bosnia Erzegovina, terra di passaggio tra Croazia e Serbia, luogo dove Oriente e Occidente si incontrano, è un mix culturale e artistico difficilmente replicabile altrove. La guerra ha distrutto quasi tutto. Infrastrutture, opere e anche quella convinzione di far parte di una grande nazione jugoslava. Ma oggi tutto si sta ricostruendo. Passo dopo passo. E i turisti hanno ricominciato a tornare in questa terra. Le mete principali sono la capitale, Sarajevo, luogo dal fascino particolare; e Medjugorje, dove milioni di pellegrini cristiani, ogni anno, fanno visita al santuario mariano. Il passato medievale resiste nella splendida cittadella di Jajce, così come non mancano le attrattive naturalistiche. La Bosnia Erzegovina vanta diverse montagne e le stazioni sciistiche sono attrezzate e visitate ogni anno di più.
Capitale
Sarajevo. Negli anni ’90 Sarajevo stava per scomparire. Oggi è una capitale ricca di vita, fatta a misura d’uomo, con caffè accoglienti, un profilo gradevole e un’atmosfera sospesa tra Oriente e Occidente che contribuisce a renderla una meta ambita, soprattutto nei mesi estivi. In inverno è il centro da cui partire per le vicine località sciistiche. Insomma, si può dire che Sarajevo sia rinata. Immergetevi negli incantevoli meandri di Bascarsija, l’antico quartiere turco. Qui, scegliete un caffè a caso e sedetevi un po’. Prendete il tram per girare la città. Una tappa al Museo Nazionale è doverosa, come al luogo dove l’erede al trono dell’Austria-Ungheria, Francesco Ferdinando, e sua moglie Sofia furono uccisi, dando inizio alla Prima guerra mondiale. Imperdibile anche il Teatro Nazionale. Di storia da vedere e visitare ce n’è, eccome. E allora fate un salto alla cittadella di Vratnik, che un tempo si estendeva per oltre 500mila metri quadrati. Oggi, sui resti più visibili della cittadella d’epoca asburgica, sorge la Torre Kula Ploce, dove, oltre a godere di una bella vista, si possono spesso visitare mostre temporanee. Infine, il bel lungo fiume, chiamato Miljaca.

DATA EVENTO
01 - 09 Luglio 2016

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1-2 LUGLIO 2016 Lubjiana


  • Le coordinate e l'indirizzo saranno visibili agli utenti registrati all'evento, e solo dopo la conferma da parte dello Staff.

    Lubiana è ed è stata da sempre molte cose: città sul fiume lungo il quale i mitologici argonauti trasportavano il vello d'oro, città sulla palude dove vivevano i palafitticoli, città dalla ricca eredita della romana Emona, capoluogo della provincia della Carniola, capitale delle Provincie illiriche di Napoleone, città dalle facciate rinascimentali, barocche e soprattutto in stile Sezession, la piu grande esposizione dell'architettura del maestro J. Plenik. Tutto questo è Ljubljana (Lubiana).
    La capitale slovena e il centro politico e culturale, scientifico e scolastico, commerciale e viario, che a modo suo unisce le caratteristiche delle regioni orientali e occidentali, settentrionali e meridionali. La città sotto il colle con il Castello di Lubiana vanta una vivace vita culturale, creata da numerosi teatri, musei e gallerie d'arte, una delle più vecchie filarmoniche del mondo, cinematografi, più di 10 mila manifestazioni culturali all'anno e ben 10 festival internazionali, come ad esempio il Festival estivo di Lubiana, la Biennale internazionale di arti grafiche, il Festival internazionale di Jazz, il Festival cinematografico LIFFE, il Festival Druga Godba ed altri. Lubiana e un'importante città congressuale. Ancor oggi e fiera del congresso della Santa Alleanza, tenutosi nei primi del sec. XIX, che nella città uni i più importanti statisti europei dell'epoca – adesso può offrire servizi congressuali di spicco. Al Cankarjev dom, il principale centro culturale e congressuale sloveno, negli alberghi della città e nelle vicine strutture protocollari ogni anno hanno luogo incontri d'importanza mondiale, conferenze e congressi di massimo livello.
    Lubiana da centro d'affari e commerciale, ospita varie fiere, e come altre capitali offre tante attraenti opportunità per lo shopping: da piccoli negozi nel centro città fino ai grandi centri commerciali in periferia. Ad ogni passo si trovano piacevoli cafè, pasticcerie, ristoranti, trattorie – sia per la riconoscibile gastronomia slovena sia per la loro offerta internazionale.
    Grazie all'Università, la vita della città di tutti i giorni e caratterizzata dalla sfida della gioventù, ed anche dal fascino del relax dato da una gita in barca lungo la Ljubljanica, una passeggiata per i giardini pubblici Tivoli, al contatto diretto con il centro cittadino, una visita all'Orto botanico con più di 4500 specie vegetali, oppure dal girovagare per lo Zoo, dalla partecipazione ad una visita guidata della Lubiana dell'architetto Plenik, da una salita sui vicini colli Rožnik, Šmarna gora o su una delle altre dolci colline nei dintorni. Invitano nei dintorni di Lubiana l'Iški Vintgar, la gola con pittoreschi tonfani; il centro climatico Rakitna, l'altopiano con un lago e un ben attrezzato sentiero circolare; Borovnica con la gola Pekel (Inferno) con varie cascate e rapide; Vrhnika con le sorgenti carsiche della Ljubljanica e l'ex certosa di Bistra, oggi sede del Museo tecnico della Slovenia; il lago detto Zbiljsko jezero con una ricca offerta di attività per il tempo libero; Sti?na con il famoso monastero cistercense ed il Museo della religione ... Sono molti gli abitati nei dintorni di Lubiana che invitano per la natura unica della palude di Lubiana (Ljubljansko barje). Siamo pronte a scommettere che il nome non ti dice granché: Lubiana, città della Slovenia, a meno di 100 chilometri dal confine con Trieste, non è tra le mete più conosciute. Male. Perché, invece, è una città semplicemente straordinaria, proprio perché è del tutto inaspettata. Innanzitutto è bella, con il lungofiume, gli alberi che le fanno da cornice, il castello che la domina dall'alto. Poi ha un'architettura veramente sorprendente, a metà tra liberty e innovazione, con palazzi eleganti e dal sapore austro-ungarico vicini a locali di design che non sfigurerebbero in città ben più blasonate, come Londrao Parigi. E poi ha una vita incredibile: tanti giovani che a ogni ora del giorno e della sera affollano piccoli ristoranti e caffè. E poi, cosa che non guasta, è vicina. Più di quanto ci si possa immaginare. Non hai bisogno di aspettare occasioni importanti per passarci qualche giorno.
    In assoluto il luogo più magico della città è il mercato, nella zona lungo il fiume, non lontano dai tre ponti. E' il cuore pulsante della città, il centro d'incontro e di appuntamenti, di vecchio e di nuovissimo. Aperto tutti i giorni tranne la domenica e i festivi dalle prime ore del mattino fino alle 18 (in estate) o alle 16 (in inverno) è il luogo in cui puoi capire l'essenza della città.
    Non è davvero
    possibile resistere alle mille tentazioni che ti si parano davanti agli occhi: i pani profumati e impastati con le spezie, i prodotti fatti con cera d'api e miele (candele grandi e piccole di ogni forma, miele di sapori e profumi diversi, pappa reale e cosmetici), i mazzolini di fiori secchi biedermeier, intrecciati dalle mani di due o tre donnine che stanno lì da tempo immemorabile; gli utensili di legno (suha roba, roba secca in sloveno) per la cucina (compresa la buffa macchina per tagliare il cavolo verza). E poi, anche se non devi comprare, fai un giro anche nel reparto coperto, sotto le volte disegnate dall'onnipresente Plecnik, dove si vendono carni, salsicce, pesci, formaggi, frutta secca in quantità e tipi diversi.
    Le ternovcanka, le signore di Ternovo, un quartiere campestre alle porte di Lubiana, sono una delle attrattive più tipiche. Arrivano con il carretto carico di verdure e non pagano la tassa di stazionamento perché sono considerate alla stregua di un monumento cittadino.
    Lubiana è gemellata con diverse città europee tra cui le italiane Pesaroe Parma, oltrechè Graz, Vienna e Klagenfurt in Austria, Chemnitz, Wiesbaden e Leverkusen in Germania, Nottingham in Inghilterra, Bratislavain Slovacchia, Tbilisi, Fiume, Atene, Mosca, Zagabria, Sarajevo, Belgradoe Bruxelles.
    La cucina di Lubiana è un piacevole miscuglio di sapori sloveni e tradizione austro-ungarica. La potete provare nella sua essenza più pura, in qualche locale che ha mantenuto le caratteristiche tradizionali, o "contaminata" da stili più moderni. La Slovenia e un Paese ospitale che sorprende il suo visitatore per la ricchezza dei piatti tradizionali sloveni e per le specialità gastronomiche, provenienti dall'estero, ma a cui e stata aggiunta un po' di personalità slovena. Sui tavoli ricchi di prelibatezze i cibi vengono da sempre accompagnati da ottimi vini provenienti dalle tre regioni vinicole slovene. Tutto questo sfarzo per il palato si può trovare sulle 20 strade del vino, nelle numerose trattorie tradizionali; sono molte le specialità e i vini che fanno parte dell'offerta regolare degli alberghi e dei ristoranti e, naturalmente, degli agriturismo. In molte parti della Slovenia le specialità gastronomiche vengono presentate anche alle manifestazioni specializzate del settore. La gamma dei piatti nazionali comprende molte bontà, legate alla solenne macellazione del maiale. Tra i piatti di tutti i giorni sono popolari quelli fatti con cavoli, fagioli e patate. Ogni regione slovena produce vari tipi di pane caratteristici della zona. Molti sono i piatti a base di farina, sono caratteristici soprattutto quelli fatti con il grano saraceno – un cereale che da una farina grigia. In tutto il Paese sono diffusi gli štruklji, conosciuti in oltre 70 varianti. E famosa anche la prekmurska gibanica, riccamente ripiena. Non c'e regione slovena senza potica – dolce di pasta lievitata arrotolata, ripiena di noci, semi di papavero, uvetta, varie erbe, ricotta, miele o persino ciccioli. Nel Litorale sorprendono gli originali piatti a base di pesce, ma anche le bontà a base di piante selvatiche di verdura e vari ortaggi (asparagi, carciofi, tartufi) e, naturalmente, il prosciutto crudo del Carso, stagionato alla bora. Il piacere viene completato ovunque dai vini – da quelli d'uvaggio a quelli di varietà, di qualità o di qualità speciali, fino agli spumanti. Nel Paese con influssi marini, dovrete provare il Teran, il Moscato giallo, la Malvasia, la Ribolla. Nella regione vinicola del Posavje nella Slovenia centrale dovrete assaggiare lo Cviek – una specialità slovena che vanta un sapore fresco e un basso tasso d'alcol. Le colline vinifere della regione del Podravje, nella parte orientale della Slovenia, viziano con ottimi vini di varietà, ad esempio il Riesling renano, il Traminer, il Sauvignon, lo Chardonnay, l'autoctona Ranina ed altri ottimi vini pregiati.

    3 LUGLIO 2016 Zagabria


  • Le coordinate e l'indirizzo saranno visibili agli utenti registrati all'evento, e solo dopo la conferma da parte dello Staff.

    "...Zagabria trasforma questa sua informe bellezza in qualcosa che attrae come una melodia di Schubert, un piacere che inizia sommessamente e che non finisce mai. Pensavamo che sarebbe stata una seccatura camminare sotto la pioggia, mentre alla fine eravamo contenti come se avessimo passeggiato sotto il sole in una città davvero meravigliosa." Rebecca West Viaggio in Jugoslavia
    Punto di transito significativo tra la cultura mitteleuropea e la cultura mediterranea, Zagabria conserva un cuore urbano piacevole ed autentico. La città è capitale della Croazia solo dal 1991, ma il suo ruolo guida nazionale è ben più antico (oltre 900 anni).
    Nella città vive 1/4 della popolazione croata e ancora oggi, come in passato, la sua posizione geografica le assicura un ruolo cruciale in campo amministrativo, politico, economico e culturale. A Zagabria incontriamo un pezzo d'Austria, d'Ungheria, di Dubrovnik e a volte anche un po' di Trieste... una piccola, nuova capitale dall'aria un po' sbarazzina e un po' elegante.
    A prima vista Zagabria sembra avere due anime, antico e moderno, poi man mano che la si conosce si comprende come le vie del centro storico Gornji grad (o Città alta) e quelle più recenti della Donji grad (o Città bassa) siano parte di uno stesso carattere, dolce e appassionato. Anche i quartieri della Novi Zagreb, la nuova Zagabria, si fanno prendere la mano dai nuovi entusiasmi di una città in fermento, che continua comunque ad essere animata dalla stessa antica tradizione culturale. Chi diceva che la “qualità della vita di un luogo andava misurata sulla base della sua cultura? forse pensava a posti come Zagabria, che a cultura non è proprio seconda a nessuna. Una ventina di teatri, oltre 20 musei, altrettante gallerie d'arte e centinaia di eventi e manifestazioni annuali riescono forse a rendere l'idea? Il patrimonio culturale di Zagabria si arricchisce di continuo, con mostre tematiche, allestite in concomitanza con altri eventi di richiamo, insieme a settori come la moda o il design.
    Zagabria è il maggiore centro economico della Croazia, attivo con industrie tessili, meccaniche, alimentari, chimiche, grafico-editoriali, calzaturiere, del vetro e dell'abbigliamento. Sviluppatasi come importante centro religioso su un originario 'castrum' romano, per mano di Ladislao d'Ungheria (XI secolo), venne in seguito rovinosamente saccheggiata dai Tartari nel 1242, avvenimento che portò alla sua ricostruzione nella collina accanto. Quella di oggi è una città di sicuro molto diversa dalla sua giovane gemella medioevale, allora conosciuta per essere divisa in due aree ben distinte e spesso in forte contrasto: Kaptol, il centro di potere religioso e Gradec (l'attuale Città Alta), che era sede del delegato del regno ungherese, noto con il nome di Bano. Governata in vari momenti storici dagli austriaci, dagli ungheresi, parte della ex Iugoslavia, la Zagabria di oggi si presenta come unapiccola metropoli dalla tipica atmosfera bohemien, con soli 708.000 abitanti. C'è uno spirito nuovo nella Zagabria odierna, una città che era considerata una tappa piuttosto che una destinazione nei giorni del mitico Orient Express. Certo, le sue attrazioni non sono famose come quelle di Parigi, numerose come quelle di Roma o di Londra, ma è comunque facile fare esperienza di altrettante delizie artistiche e culturali. Chi la visita non resta deluso.
    La città è situata tra le pendici meridionali del monte Medvenica (a nord) e il fiume Sava (a sud). Le due aree più antiche, Gornji e Donji Grad, sono collegate sin dal 1864 da una caratteristica funicolare, in un tragitto di soli 64 secondi (il percorso pubblico più veloce del mondo!). La stazione a valle si trova sulla strada che collega Tomićeva ad Ilica (la più lunga strada di Zagabria), mentre la stazione a monte si trova sotto la Torre Lotrscak nel viale di Strossmayer, nella Città Alta. Molte delle vie della Città Alta e della Città Bassa sono chiuse al traffico e, passeggiando o visitando i musei, non si può mancare di fermarsi in uno dei tanti caffè o ristoranti all'aperto. Nella città bassa il posto più animato è Piazza Preradovica dove si tiene il mercato dei fiori e, con il bel tempo, si esibiscono artisti di strada e gruppi musicali. Nel tessuto urbano si inseriscono anche diversi parchi naturali, sempre molto presenti in tutto il territorio della Croazia. Tra questi, il Parco Maksimir (Maksimirski Perivoj) è il più grande della città, situato in prossimità della sua periferia settentrionale. Negli oltre 300 ettari di superficie, annoverati tra i monumenti storico-culturali e naturali del Paese, troviamo vasti prati, boschi, laghetti ed un giardino zoologico.
    Il modo migliore per visitare Zagabria è a piedi, occasionalmente utilizzando i mezzi pubblici, quasi tutto il centro della città è infatti pedonale. Gornji Grad si caratterizza per gli edifici storici e le chiese, i ristoranti e le boutique, i monumenti ed i luoghi di intrattenimento più alla moda. Donji Grad è invece un concentrato di musei, parchi, architettura storica e vie dello shopping; l'area è dedicata specificatamente all'architettura in stile Barocco e si concentra in caratteristiche viuzze lastricate e servite da numerosi ristoranti, bar e caffè.
    Dalle varie guide turistiche capitate sotto mano, veniamo attratti in particolare da una scultura femminile, è la statua della 'Storia della Croazia' (Povijest Hrvata), un'opera del 1932 di Ivan Meštrović, che scopriamo essere esposta presso la Galleria Meštrović di Zagabria. Sembra leggere davvero la storia della Croazia nello sguardo pensieroso di questa donna, l'attesa di un popolo che sin dal 1102 aveva perduto la propria autonomia per mettersi al servizio delle dinastie straniere, e poi la speranza per un futuro sempre più presente. Il museo è situato nella parte più antica della città, non molto lontano dalla piazza principale di Trg Bana Jelacica, che a sua volta si caratterizza per un'altra statua significativa, quella equestre di Ban Josip Jelacica, conte di Bužim e bano di Croazia nella metà del XVIII secolo. La città Alta è rappresentata da diversi monumenti ed edifici storici, la maggior parte dei quali venne ricostruita a seguito del terremoto del 1880. Si visiti in particolare la Cattedrale di Santo Stefano (Katedrala Sv. Stjepana), situata nell'antico quartiere di Kapol e nota attrazione turistica della città. La grazia e la bellezza di questo capolavoro di Herman Bollé brilla ancora oggi, dopo 900 anni di storia, come simbolo di Zagabria. All'interno, si noti il pulpito in marmo del XVIII secolo dello scultore sloveno Mihael Cussal ed il sarcofago del beato Alojzije Stepinac (dietro l'altare maggiore). Nel sotterraneo è custodito il tesoro della Cattedrale, con numerosi manoscritti miniati e oggetti e arredi di pregevole fattura.
    Nel centro storico troviamo anche una delle più antiche chiese della Croazia, la Chiesa di San Marco, che si ammira in particolare per il colorato mosaico del tetto raffigurante gli stemmi della Croazia, della Dalmazia, della Slavonia e di Zagabria. Sempre nel centro storico si può visitare il palazzo del Parlamento, la chiesa di San Michele e una delle antiche porte. Lungo la cinta muraria che una volta circondava il Gradec, la città alta, si aprivano cinque porte, l'unica ad essere rimasta è la Porta di Pietra, che risale al XIII secolo. Al suo interno è custodito un importante dipinto della Madonna con Bambino, attribuito ad un artista locale del XVI secolo, sopravvissuto ad un grosso incendio che distrusse l'intero quartiere nel 1733. Curioso notare come all'incrocio fra la via Kamenita e la Habdelićeva è situata un'antica farmacia (1350), chiamata Alighieri Likarma e appartenuta ad pronipote di Dante, Nicolò Alighieri.
    Sempre nel centro storico non si possono ammirare alcuni dei più importanti musei della capitale, molto apprezzati anche a livello internazionale: il Museo Nazionale d'Arte Naif (nella zona di Gradec), che ospita dipinti e disegni di maestri croati come Ivan Generalic e Ivan Lackovic e altri pittori della Scuola Hlebine; la Galleria dei Maestri Antichi (nella Città Bassa, Donji Grad), nata dalla passione artistica di Josip Jurak Strossmayer, vescovo di Dakovo. Il grande valore artistico presente si concentra soprattutto nella leggendaria Tavola di Baška (Baš?anska plo?a), conosciuta anche come Lapide di Bescanuova, il più antico esempio di scrittura glagolitica (il più antico alfabeto slavo conosciuto). Un cimitero non è certo un luogo che la maggior parte dei turisti aspira a vedere, ma quello monumentale di Mirogoj è un posto eccezionale che include un affascinante mix di architetture e di bellezza. Venne progettato nel 1876 da Herman Bollé, l'architetto croato a cui si devono numerosi altri edifici di Zagabria. Al suo interno trovano riposo molti degli eroi della Croazia, sepolti insieme alla gente comune e a persone di diverse fedi e nazionalità, a riflettere un concetto di pace e armonia universale.
    Continuiamo a visitare le principali attrazioni turistiche di Zagabria, non solo con la Cattedrale dell'Assunzione, ma anche con i vari Mercato ortofrutticolo, Museo Municipale (allestito nel Convento di Santa Chiara e costruito lungo il muro orientale della città), Museo di Scienze naturali, che raccoglie reperti di flora e fauna della Croazia, Museo Mimara (costruito nel 1883 in stile neo-rinascimentale e con una vasta collezione d'arte), Padiglione Artistico e Museo Etnografico, Teatro Nazionale (del 1895 e progettato nel 1894 da Herman Helmer e Ferdinand Fellner) e Castello di Medvedgrad (fortezza medievale sulle pendici della Medvednica).
    La città nuova, Novi Zagreb, è la città dei grattacieli. Qui, la modernità ha raggiunto alti livelli, palazzi moderni ed anche stili di vita moderni.
    Con la bella stagione l'intera città si riempie di manifestazioni culturali di rilievo: il Festival Estivo (con musica soprattutto all'aperto), il Festival Internazionale del Folklore (dura 6 giorni), la Fiera Internazionale d'Autunno (scienza, tecnologia, artigianato...), la Biennale di Musica Contemporanea, alternata annualmente con il Festival dei Film d'Animazione. A Zagabria i visitatori possono sperimentare teatro d'avanguardia e danza al Teatro della Gioventù di Zagabria o partecipare a concerti di musica classica e jazz presso la Sala Lisinski.
    Da quando è diventata la capitale ufficiale della Croazia nel 1991, Zagabria si sta evolvendo in un 'medley' accattivante di elementi vecchi e nuovi. Non ci lasciamo sfuggire i ristoranti di Zagabria e la cucina locale da essi proposta: non mancate di provare lo 'strukle', una pasta sfoglia con ricotta, e la 'purica mlinci', arrivata dalla Turchia, una pasta sfoglia appositamente preparata e cosparsa da un fresco vino frizzante croato.... Zagabria non finirà certo di stupirvi e allora, ancora una volta, Buona Zagabria!

    4 LUGLIO 2016 Banja Luka


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    Banja Luka, la seconda più grande città della Bosnia ed Erzegovina, la città più grande e la capitale de facto dell'entità della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina e il capoluogo dellaregione storica della Bosanska Krajina con 199.191 abitanti al censimento 2013. Ospita il governo dell'entità, è il centro della regione di Banja Luka ed è un importante centro culturale. È situata sul fiume Vrbas che, originato da un canyon di roccia, scorre nella pianura Pannonica. L'intera città è piena di viali alberati, giardini e parchi. Tutte le sedici moschee cittadine, risalenti al XV e XVI secolo, furono distrutte tra il 1992 e il 1995 da estremisti nazionalisti serbi probabilmente sostenuti dalle autorità della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina nell'ambito della loro campagna di pulizia etnica. Tra le moschee distrutte ci fu la moschea Ferhadija, ricostruita ed inaugurata il 7 maggio scorso, un monumento nazionale che era al tempo protetto dall'UNESCO. Parcheggeremo e, passando tra le bancarelle di un grande mercato, ci dirigeremo nella banca più vicina per effettuare il cambio nella moneta locale. Passeggiando per il centro, visiteremo la maestosa cattedrale di Cristo Salvatore ortodossa e ci mangeremo un frugale pranzo in panetteria (pekara) con tipici prodotti bosniaci (burek, bastoncini di pane con carne macinata e wurstel). Subito dopo , visiteremo Il Forte Kastel Nel cuore della città di Banja Luka, testimone del passato, lo scheletro del presente e la predizione del futuro. La fortezza ha una ricca storia. Le antiche mura di Kastel ci sono qui per risvegliare la nostra curiosità per la storia di questa città, una storia di battaglie, commercio, successi e fallimenti, di cui il testimone e il colpevole era la rocca stessa.

    4 LUGLIO 2016 Jajce: fortezza, castello e cascate


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    Ed ecco un insolito itinerario nella Bosnia Erzegovina, all’interno di una cittadina fortificata d’inestimabile bellezza. Il suo nome è Jajce, un luogo che si arrampica sulle pendici di un ripido poggio raggiungendo i ruderi di un castello. Qui nel periodo medioevale, venivano incoronati i re di Bosnia.
    Un ambiente che offre un tipico paesaggio di montagna. Ciò che salta all’occhio dei turista è la Fortezza, luogo accessibile attraverso una scalinata che conduce a una torre a pineta quadrata. Qui si possono ammirare la bellezze della piccola Moschea delle Donne, continuando la passeggiata poi si raggiunge il castello.
    Dalla Velika Tabija si può percorrere un altro tratto delle mura della cittadella fino alla Mala Tabija, la “Torre di Mezzo”. Le cose da vedere non finiscono qui, infatti, l’altra grande testimonianza storica di Jajce sono le catacombe.
    Stiamo parlando di “luoghi del riposo” fatti costruire verso l’inizio del XV secolo dal duca Hrvoje, per conservare le spoglie della sua famiglia. All’interno delle catacombe si possono ammirare delle incisioni che raffigurano un sole e una mezza luna. . Tra i miti e le leggende riguardanti il sito, oltre alla non confermata voce che si tratti di un luogo di culto dei bogomili, risalta la fuga di Tito, che si dice si sia nascosto qui nel 1943.
    Infine le cascate di jaice, sono alte ben 20 metri e sono nate grazie alla confluenza tra i fiumi Pliva e Vrbas. Per vederle al meglio, bisogna raggiungere i giardini che si trovano dietro la porta di Travnik, gli appassionati di fotografia che desiderano avere una foto della città vecchia sopra alle cascate dovranno attraversare il ponte Vrbas e raggiungere porta Banja Luka.

    5 LUGLIO 2016 Travnik - La Moschea Colorata


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    Travnik è una cittadina straordinariamente interessante: antica capitale della Bosnia e sede della più antica scuola coranica. Ivo Andric, Premio Nobel 1962 per la letteraratura, vi ha ambientato i suoi "romanzi della storia", essendo il "romanzo storico" (non la storia romanzata) la sua vera invenzione.
    Perché Travnic era la sede del Visir, l'autorità politico religiosa durante la dominazione turca. La parte vecchia è ancora ben conservata: la Stari Grad e il castello medievale (XV secolo).
    Ai piedi del castello è stata costruita la moschea di Gazi-aga. Nel 1757 il visir Sopa Salem Camil in questo luogo costruisce la nuova moschea con il nome Camilia, particolare perché nella parte più bassa ci sono i negozi degli artigani.
    Camilia è stata distrutta nell'incendio del 1815 e al suo posto il visir Sulejman-pasa Skopljak ha construito la nuova moschea Sarena (La moschea multicolore), con i portici al pianoterreno e i negozi, che rapresenta l'unico esempio nell'architettura ottomana dove la stessa construzione si usa per i mottivi sacri e profani.
    Il nome "La moschea molticolore" viene dalle decorazioni sui muri interni e esterni.. Nella Gornja Èaršija si puo vedere la moschea di Hadzi Ali-ber Hasanpasic, semplice, ma con l'orologio di sole, un tipico esempio della costruzione araba, che segna il tempo "a la turca", ovvero che il conto delle ore inizia dal momento del tramonto.
    Un luogo interessante da visitare è anche "Medresa" la scoula coranica realizzata nel 1892 che è in funzione dall 1994 con il nome "Elci Ibrahim-pasina medresa Travnik". Travnik è l'unico posto in Bosnia dove si possono trovare "sahat kule" sahat castelli le construzione di 20 metri d'altezza, con gli orologi sui punti cardinali, dimostrando l'ora alla turca per tutti i cittadini (che in passato erano tutti musulmani), che in questo modo potevano sapere quando è il tempo per la preghiera, che è 5 volte al giorno.
    Qui è nato Ivo Andrić, scrittore serbo, premio Nobel della letteratura Di lui riportiamo alcune sue parole, riferite al suo paese di nascita,
    poco lontano dalla capitale: “In fondo al mercato di Travnik, sotto la sorgente fresca e gorgogliante del fiume Šumeć, è sempre esistito, da che mondo è mondo, il piccolo Caffè di Lutvo. Ormai neanche gli anziani ricordano Lutvo, il suo proprietario; da almeno cento anni egli riposa in uno dei cimiteri intorno alla città. Tuttavia si va sempre a "prendere un caffè da Lutvo", e così ancora oggi il suo nome ricorre spesso nelle conversazioni, mentre quello di tanti sultani, visir e bey è da tempo sepolto nell'oblio”.

    5-6 LUGLIO 2016 Sarajevo


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    Se esiste un luogo in Europa che simboleggia l'incrocio tra l'Ovest e l'Est del continente, questa è Sarajevo. E' qui che gli imperi Bizantino e Ottomano da est e gli imperi prima di Roma, poi di Venezia e infine di Vienna da ovest hanno portato le loro culture, le loro tradizioni e le loro religioni. Solo pochi posti al mondo condividono nella stessa città, a volte nella stessa piazza, chiese ortodosse e cattoliche, moschee e sinagoghe. Sarajevo, in particolare, è il frutto di una secolare lotta contro forze esterne con la contemporanea capacità di assimilare e far proprie tutte le influenze che venivano da fuori, in un mix davvero unico.
    Mentre in altre parti della Bosnia Erzegovina ci sono ancora rancori etnici evidenti, a Sarajevo persiste una lunga tradizione di società multi etnica.
    Camminare per questa città è un salto nel passato, nella storia d'Europa. Dal quartiere turco con i suoi negozi artigiani, le caffetterie e le tipiche pasticcerie alla zona amministrativa e culturale di carattere austro-ungarico. Sarajevo, ve ne accorgerete, è una città ospitale e amichevole, dove è facile fare conoscenze. Le colline e le montagne che circondano la città hanno da sempre, in un certo senso, isolato Sarajevo, creando un mondo a parte, che allo stesso tempo ha sempre tenuto aperte le sue porte al resto del mondo. Negli anni '90 del secolo scorso la città stava per scomparire, all'innescarsi di un odio cieco e assurdo, che non veniva da qui, bensì dal resto della Bosnia. Oggi tutto questo, per fortuna, e solo un lontano ricordo, un incubo da cui i cittadini si sono risvegliati, ritrovando una bella e fiera capitale, piena di vita.
    Durante l'assedio della città una agenzia matrimoniale del posto pubblicizzava così i suoi servizi:"In questo mondo di guerre e morte l'unica cosa che ha un senso è fare l'amore." Diventa quasi superfluo commentare una frase così vera e allo stesso tempo cruda, non fosse per quel suo portare la mente un passo oltre, per noi cercare di comprendere, di afferrare il significato di quello che è stata la guerra di Bosnia e l'assedio di Sarajevo. Le parole sono inutili di fronte al coraggio della rinascita, la stessa che vediamo oggi in questa città, e che forse neanche Ivo Andrić, scrittore serbo, premio Nobel della letteratura, è riuscito ad esprimere. Per fortuna il tempo copre ogni ferita e ogni lutto e piano piano, anche se non si dimentica, la vita riprende. Come Travnik anche Sarajevo continua ad ascoltare le voci di coloro che prendono il caffè nel bar sotto casa, e lo fa da secoli, nonostante le guerre, nonostante le distruzioni, nonostante gli odi e le differenze, quelle fisiche e quelle della coscienza.
    Perché come lo stesso Andrić raccontava nel 1920 “chi passa la notte sveglio nel letto a Sarajevo può udire le voci della sua oscurità. Pesantemente e inesorabilmente batte l'ora sulla cattedrale cattolica: due dopo la mezzanotte. Passa più di un minuto […] e si annuncia, con suono più debole, ma acuto, l'orologio della chiesa ortodossa che batte anch'esso le sue due ore. Poco dopo si avverte con un suono rauco e lontano la Torre dell'orologio della Moschea del bey, che batte le undici, undici ore degli spiriti turchi, in base a uno strano calcolo di mondi lontani e stranieri...”. Secondo Andrić questi erano i suoni delle differenze, che non battevano mai tutti insieme, ma a distanza l'uno dall'altro, anche solo infinitesimale: “nel conto delle ore vuote del tempo veglia la differenza che divide questa gente assopita”. É strano però come con qualche pensiero 'oltre' si sia in grado di percepire non una differenza ma un lungo filo continuo, interlocutore. Questo stesso filo oggi ci accompagna lungo il viaggio a Sarajevo, tra le strade acciottolate del centro storico, tra le moschee ed i negozi in stile orientale, in un mondo che pare lontano dall'Europa e che a sentire la struggente 'chiamata' alla preghiera dei muezzin dal minareto (l'Adhān) è come ritrovarsi in Medio Oriente... per poi all'improvviso rendersi conto d'essere invece ai piedi di una chiesa cattolica e vicini allo stesso tempo ad una Sinagoga. Sarajevo è una città che si prepara a far sognare coloro che la visitano, viaggiatori incalliti e turisti impauriti, ambedue intenti a conoscere luoghi vicini e pur lontani dall'immaginario a cui sono stati spesso abituati. Il quartiere di Bascarsija, nella parte est del vecchio centro di Sarajevo, è stato completamente restaurato ed oggi è un'area bella e viva da scoprire: è piacevole passeggiare in questo labirinto di botteghe artigiane, caffetterie e piccoli ristoranti, oltre la moschea di Gazy Husrev Bey e la caratteristica fontana nella piazza principale, per poi ritrovarsi nella Ferhadija, la strada più elegante di Sarajevo, in stile mitteleuropeo, per incontrare i bar più eccentrici e i negozi alla moda più ricercati. In lontananza, l'occhio cattura l'abilità degli artigiani, dei fabbri e degli orefici, e pare ancora incredibile pensare di poter trovare queste arti che furono dei nostri antenati, così a portata di mano in una capitale europea. Solamente la zona dei palazzi governativi e delle periferie risentono in parte dei danni della guerra. Provare ad andare contro la leggera brezza estiva lungo il fiume Miljacka, verso sera, al tramonto, diventa un momento di pace inattesa: forse questi stessi momenti sono stati vissuti anche dagli antenati più antichi, gli Illiri? Costoro avevano diversi insediamenti chiave intorno alle sponde del fiume e nella valle intorno a Sarajevo, forse anche loro sono stati catturati dalla bellezza del tramonto di Sarajevo quando decisero di fermare qui i loro lunghi cammini.
    Ma le origini di Sarajevo sono ancora avvolte nei miti e nelle leggende, tanto che le prime fondamenta storiche della città vengono considerate solo a partire dall'Epoca Ottomana e fatte risalire al governatore della Bosnia Isa-bey Isakovic, nel 1461. Quando l'Europa stava sperimentando il Rinascimento, c'erano solo tre o quattro villaggi nella valle tra Hum (verso la costa e nel territorio di Trebinje) ed il monte Trebevic, allora chiamato Zlatni. Poi dal 1500 architetti e costruttori edificarono il volto storico dell'odierna Sarajevo. Il governatore Isakovic, dopo aver raggruppato un insieme di villaggi con l'intento di formare una capitale, quasi a voler dar vita ad una nuova Atene, fece costruire gli edifici più significativi di una tipica città musulmana: una moschea, a cui diede il nome di Careca dzamija in onore di Mehmed II (il grande sultano di Istanbul), un bazar, dei bagni pubblici ed un palazzo di corte, chiamato saray, dal quale deriva l'odierno nome della città. La ricca storia di Sarajevo è ancora oggi rappresentata nelle moschee, nei mercati e nell'antico bazar turco. Il lungofiume rimase quasi inalterato dal 28 giugno 1914, data di quello che è passato alla storia come l'Attentato di Sarajevo, l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando e di suo moglie sofia da parte dell'ultranazionalista serbo Gavrilo Princip (che come è noto aggravò così tanto la crisi tra Serbia e Impero Austro-Ungarico da scatenare nel giro di 48 ore le fasi iniziale della Prima guerra mondiale) e dopo settant'anni, quando Sarajevo tornò a richiamare l'attenzione del mondo ospitando le Olimpiadi invernali del 1984, si potevano ancora visitare i luoghi dell'attentato. Per secoli la città è stata nota al mondo intero per la convivenza pacifica di musulmani, serbi, croati, turchi ed ebrei: una tradizione di tolleranza ridotta in cenere dalla recente guerra che nel 1992 ha provocato 100.000 morti (accertati) nell'intero paese.
    Superati i conflitti, la Sarajevo odierna sente la necessità di rivivere una vita meritevole di attenzioni culturali, turistiche e naturalistiche. Le colline circostanti per esempio, sebbene sia necessaria la giusta cautela per possibili mine di terra e attenersi ai sentieri di strade asfaltate ed ai marciapiedi (e non ai campi o alle aree boschive), offrono una fantastica vista sulla città, nonché un assaggio di vita rurale ancora oggi ricco di folclore e tradizione. Per rientrare nel cuore storico di Sarajevo scegliamo il lungo viale alberato di Ilidza, che in circa 3 km collega la città alle sorgenti di Vrelo Bosne, una delle aree naturali più belle della regione. Dalle rovine di un'antica fortezza ottomana, un anziano uomo si affaccia sulla sua città e la osserva attraverso un paio di binocoli. Impossibile dire a quale etnia appartenga, cristiana o musulmana (stranamente, in una guerra causata da conflitti etnici, l'unico modo per distinguere l'uno dall'altro vicino di casa era solo attraverso il nome). La sua gentilezza si fa subito sentire e dopo aver preso in prestito la potente 'lente d'ingrandimento' siamo in grado di vedere l'intera città dall'alto: pian piano è come avvicinarsi ad essa, alle case bianche con i tetti rossi, alle verdi colline coltivate a vigneti, all'antico quartiere Ottomano, alle cupole dorate, alle guglie dei minareti e delle chiese cristiane, ortodosse e cattoliche. Poi lo sguardo si posa, nuovamente sul fiume Milkacka e su una serie di ponti;, l'anziano uomo ci dice di osservarne uno in particolare, ma non quello conosciuto come Ponte Latino, “quello appartiene ad un'altra guerra”, dice. Si riferiva infatti al Ponte di Vrbanja, meglio conosciuto come Ponte di Romeo e Giulietta, e cioè il ponte degli innamorati di Sarajevo, Admira Ismić e Boško Brkić, lei bosniaca musulmana, lui serbo bosniaco. Sono stati uccisi il 19 maggio 1993, mentre cercavano di fuggire dalla città assediata, da allora il ponte è diventato il simbolo della sofferenza di un intero popolo, senza distinzione di etnia. I fantasmi della storia sono sempre dietro le spalle a Sarajevo e non vanno mai dimenticati, così come non lo è stato per tante altre città europee e non che hanno vissuto le stesse terribili tragedie della guerra. Sarajevo è una città dove tutti hanno una storia da raccontare, sono storie di una tale forza e coraggio che non possono che rimanerti nel cuore, anche quando si cammina per quelle parti moderne e di lusso della città, nate dopo la ricostruzione. Sarajevo oggi è una città dagli incredibili ottimismi, ricca di eventi culturali (tra tutti il Sarajevo Film Festival ed il Sarajevo Jazz Festival), di centri culturali, di folclore e di una vita cosmopolita all'avanguardia. Sarajevo, la salutiamo ricordando la sua reginetta, Inela Nogić, che con coraggio mostrò al mondo intero lo striscione "Don't let them kill us" (non lasciate che ci uccidano) e a cui veniva dedicata una delle più belle canzoni degli U2 (Miss Sarajevo) "C'è un tempo per mantenerti distante | un tempo per guardare altrove | c'è un tempo per tener giù la testa| per proseguire la tua giornata...| dici che il fiume| trova la via al mare | e come il fiume | giungerai a me | oltre i confini |e le terre assetate"

    7 LUGLIO Mostar


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    Chi pensa di fare soltanto una toccata e fuga per visitare lo Stari Most si sbaglia di grosso. Mostar è una città dal fascino incredibile che merita di essere vissuta e visitata a pieno. Il Ponte Vecchio di Mostar (Stari Most), principale attrattiva della città, fu costruito dall'architetto Mimar Hajrudin (allievo del grande architetto turco Sinan) nell’anno 1565, sotto la dominazione dell’Impero Ottomano. Si tratta di un ponte di pietra caratterizzato da una campata unica di quasi 29 metri ed una stretta curvatura al centro: esso è contraddistinto da una forma molto snella ed elegante, ed è stato costruito in una varietà di pietra locale chiamata tenelija. Il ponte è nato concepito come una struttura funzionale per collegare le due sponde del fiume, e la sua forma è stata molto influenzata dalla morfologia del sito. Noto per l'eleganza aggraziata e l'ingegno del suo arco in muratura, esso è stato ricostruito e riaperto il 22 luglio 2004, dopo esser stato distrutto durante il tremendo e sanguinoso conflitto interetnico della Bosnia- Erzegovina nel 1993. Da segnalare, nei pressi dello stesso, il museo del vecchio ponte, ed una pietra appartenente al vecchio ponte con la scritta "don't forget '93", per non dimenticare il terribile conflitto degli anni ’90.
    L'intero complesso monumentale, tra cui le torri di fortificazione adiacenti allo Stari Most, è parte integrante del sito costruito per la necessità di proteggere il passaggio sul fiume. Sulla sponda sinistra del fiume si trova la Torre Tara, che, nel corso della storia ha avuto la funzione di luogo di stoccaggio per la polvere da sparo e le munizioni. Per questo motivo i muri di questa torre hanno uno spessore di circa tre metri. La Torre di Tara ospita oggi il circolo dei tuffatori, giovani di Mostar che seguono l'antica tradizione di tuffarsi dagli oltre 20 metri di altezza del famoso Ponte Vecchio nelle acque azzurre della Neretva. In passato lo facevano per attirare l'attenzione delle ragazze, oggi per guadagnare qualche soldo dai turisti. Nel mese di luglio si tiene addirittura una gara di tuffi, che non è stata sospesa nemmeno negli anni della guerra.
    Gli altri ponti di Mostar Il ponte Musala (ponte di Tito) è il secondo ponte più antico di Mostar. E' stato costruito nel 1882 in nome dell'imperatore d'Austria, Francesco Giuseppe, ma poi fu ribattezzato ponte di Tito (1945-1992) in onore del generale a capo della federazione Jugoslava. Oggi è chiamato ponte Musala, dal nome della omonima piazza sulla riva sinistra del fiume. Con l’inizio della guerra, è stato il primo ponte ad essere distrutto, ma oggi, come tutti i ponti di Mostar, è tornato al proprio posto. Il ponte storto (Kriva Cuprija) nella foto a lato.
    Imperdibile una passeggiata fino a questo ponte. E' la versione in scala ridotta del famossissimo Ponte Vecchio, simbolo della città. Si dice che probabilmente fu costruito nel 1558 proprio per fungere da modello prima della costruzione del mitico ponte che dona alla città il suo fascino inconfondibile. Subì la stessa sorte del fratello più famoso e venne distrutto nel 1993 e ricostruito dopo la guerra. Sorge in una posizione molto graziosa, alla confluenza tra i fiumi Radobolja e Neretva, le cui rive sono costeggiate da antichi mulini di pietra (anch'essi riportati a nuova vita dopo la guerra), in pieno centro storico,
    davanti alla moschea Neziraga. Quest'ultima risale al 1550 ma ovviamente è stata ricostruita dopo la guerra del 1990.
    E' piccola e graziosa specialmente di notte, quando l'illuminazione mette in risalto il suo minareto nella notte. Dalla moschea, che si trova in posizione sopraelevata sul fiume, si può vedere anche un bel panorama sulla città e le montagne circostanti.
    Il ponte Lucki, fu costruito nel 1913 durante il periodo austro-ungarico. Si dice che sia stato finanziato dal sindaco della città più conosciuto di tutti i tempi: Mujaga Komadina. Esso è caratterizzato da una campata unica con una lunghezza di 72 metri.
    Il ponte Carinski (ponte dell’Imperatore) fu costruito nel 1917. In un primo momento fu costruito per essere un ponte ferroviario, ma è oggi uno dei ponti più trafficati di Mostar. Questo ponte sorge a 54 metri sopra il livello medio del fiume Neretva e si estende con due volte. Come tutti i ponti di Mostar è stato distrutto nel 1992, ma è stato il primo ponte ad essere ricostruito dopo la guerra, nel 1996.
    Kujundziluk
    E' sicuramente la via più pittoresca della città ed era in passato il cuore pulsante del commercio dell'intera regione, con la presenza di oltre cinquecento botteghe in epoca Ottomana. Si trova sulla sponda orientale del fiume e può essere ammirata anche dalla sponda opposta del fiume, da dove si vedono le tipiche casette di pietra. Il nome di questa via deriva dalla parola orefice (kujundzija) che in passato era il mestiere qui grandemente praticato.
    Oltre agli orefici, a Mostar c'erano mercanti di ferrame, pellicciai, orologiai ecc. Oggi la via ospita soprattutto locande e negozi di souvenir turistici, come le tradizionali pashmine (foulard), le penne fatte con i vecchi proiettili, magliette, oggetti in rame e chincaglieria varia. La notte le botteghe sono chiuse e si possono ammirare le massicce porte di legno scuro. All'altezza del numero civico 1, si può godere di uno splendido panorama sul Ponte Vecchio. Bazar, la čaršija musulmana
    Quello di Mostar è un tipico bazar orientale, dove i venditori stanno sulle soglie dei loro negozietti, parlando tra di loro.
    Brace Fejica
    Giunti al termine della pittoresca Kujundziluk, si imbocca Brace Fejica, l'antica via commerciale di Mostar (vedi foto a lato). E' una via interessante da percorrere, anche per osservare il lento scorrere della vita quotidiana locale, lontani dal più turistico centro storico. Percorrendo questa via si vedono edifici che recano ancora i segni dei bombardamenti, negozi, locali, bar moderni e due delle moschee cittadine. In fondo alla Brace Fejica si arriva a quello che un tempo era il cuore asburgico della città.
    Gli edifici dell'Impero Austro Ungarico (XIX-XX sec.) A Mostar si trovano numerosi edifici risalenti al periodo Austro-Ungarico che coniugano lo stile architettonico occidentale con quello orientale. Tra i più interessanti: la prestigiosa Scuola Secondaria del 1898 (indirizzo: Španski trg) e il Bagno Pubblico (indirizzo Musala) del 1914, oggi accessibile (piscine coperte, fitness e massaggi). Si tratta di palazzi imponenti in stile austroungarico ma con originali decori moreschi. Da visitare anche il Palazzo Metropolitan del 1908, in stile neoBarocco, dal quale si gode una bella vista panoramica sulla città. La facciata è decorata in modo assai originale, con nicchie in cui sono inserite statue di santi e decorazioni a forma di conchiglia. Le residenze turche
    La casa Turca Biscevica, la casa Kajtaz e Muslibegovića, sono tra le strutture residenziali più belle del periodo turco. Residenze Ottomane (XVI-XIX sec.), visitatele per carpire l'atmosfera della vita quotidiana durante il periodo Ottomano. Si tratta delle abitazioni delle famiglie influenti del periodo, le famiglie Bišćević e Kajtaz (XVIII secolo) e Muslibegović (fine XIX sec.). Antiche dimore, eleganti e ben conservate, che testimoniano come doveva essere la vita domestica, ospitano ancora oggi pregiati tappeti e piccole biblioteche con libri rari. Ogni abitazione è circondata da alte mura, che servivano per proteggere la privacy della famiglia musulmana. Belli sono i cortili interni, con i decori sul pavimento, le fontane, le piante e gli alberi da frutto. La casa Muslibegovica in particolare, fu costruita per i commercianti e i proprietari terrieri, essa si distingue perché è rimasta nelle mani di una sola famiglia, dalla sua costruzione, durante i periodi gloriosi della città di prosperità economica e nei giorni bui della guerra. La casa di Biscevic è la più importante e bella abitazione di Mostar in stile orientale, con una originale struttura architettonica che si slancia sul fiume grazie a alti pilastri incuneati nelle rocce della riva sinistra del fiume Neretva. Interessante il doppio salotto al primo piano, uno per gli uomini e uno per le donne, arredati in modo vivace, con colorati tappeti orientali, mobili di legno intarsiato, divani con gli schienali affacciati sul fiume, vecchie cartoline e fotografie ingiallite a decorare le pareti.
    Casa Bišćević, Bišćevića ulica b.b.; tel. +387 (0)36 550 677
    Casa Kajtaz, Gaše Ilića b.b.
    Casa Muslibegović, Osmana Đikića 41; tel. +387 (0)36 551 379
    Tabahana
    La Tabahana di Mostar era un antico bagno turco, adesso è una a zona piena di bar e ristoranti da cui godere incantevoli scorci sulla città. Arrivati all'altezza dell'Ufficio informazioni turistiche, accanto alla moschea Tabacica, deviate dalla strada principale e giungete alla piazza acciottolata che ospita un vecchio hammam restaurato e su cui si apre la porta di accesso alla Tabahana. L'interno è costituito da una piazza circolare attraversata da un ponticello.
    Uscendo dal lato opposto, si gode una splendida vista sulle acque della Neretva.
    Le moschee di Mostar
    La moschea Karađozbeg è considerata la più bella moschea nella regione della Erzegovina. Con la sua grande cupola ed il suo alto minareto è anche la più grande della città. E' stata costruita dall’architetto turco Mimar Sinan nel 1557. Nella seconda guerra mondiale fu gravemente danneggiata, e durante gli ultimi conflitti jugoslavi fu quasi completamente distrutta. Tuttavia, oggi la moschea è stata ricostruita con grande orgoglio. Vi si arriva percorrendo Brace Fejica, l'antico quartiere commerciale che si imbocca uscendo dal centro storico. Ha una bella veranda di legno e il cortile con la tradizionale fontana. Al suo interno c'è anche la più antica biblioteca pubblica di Mostar (restaurata anch'essa dopo la guerra). Di fronte sorge un piccolo cimitero.
    La Moschea del pascià Koski Mehmed è la seconda moschea di Mostar e fu completata nel 1618. E' leggermente più piccola della moschea Karađozbeg. Si trova a soli 150 metri a nord del Ponte Vecchio. Merita in particolar modo faticare per salire sulla cima del minareto, dalla quale è possibile ammirare una vista indimenticabile della città. Fa particolare effetto ammirare i minareti mescolati ai campanili di chiese cristiane. Questa moschea fu quasi distrutta nella recente guerra, ma è ora è del tutto ricostruita.
    Nella piazza adiacente viene allestito un mercato di prodotti agricoli e di abbigliamento. Moschea di Nesuh-aga Vucijakovic, risalente al 1529. Ha la tradizionale fontana interna per le abluzioni e il portico all'entrata all'edificio. Durante il regime comunista la moschea fu utilizzata soprattutto come magazzino. Questa moschea sorge proprio all'inizio della scalinata della Bajatova.
    Bajatova
    La Bajatova è una via particolare, che nasce come una scalinata che dal centro di Mostar e sale per circa 2 Km, presentando diversi edifici interessanti.
    All'inizio di questa strada sorge un cimitero, che al termine del conflitto degli anni '90 si è riempito di tante lapidi bianche. Il cimitero di Mostar colpisce molto prima di tutto per la sua ubicazione, nel centro della città. Camminando e avvicinandosi sembra solo un grande parco alberato, le tombe si scorgono dopo. Osservando le lapidi si nota che le iscrizioni hanno tutte la stessa data, 1993, e capisci che qui riposano coloro che hanno perso la vita durante la recente guerra. Le tombe sono molto curate e molto visitate dagli abitanti di Mostar. Intorno al cimitero, palazzi moderni, bar e ristoranti, suonano una nota stridente per noi italiani abituati a cimiteri fuori dalla città e nascosti da alte mura. La Bajatova fa angolo con la moschea Nesuhaga Vicijakovic, incontra la seicentesca Torre dell'orologio, il Museo dell'Erzegovina e quindi, procedendo ancora oltre un sottopassaggio, arriva fino alla chiesa ortodossa. Il Cimitero di Mostar
    Tra i luoghi di culto cristiani vanno segnalate la nuova chiesa ortodossa, la cattedrale cattolica, la Franjevačka crkva, ovvero la chiesa col più alto campanile della Bosnia-Erzegovina.
    A Mostar è possibile visitare anche il museo dell’Erzegovina (indirizzo Bajatova 4). Il museo è ospitato nei locali della casa in cui abitò Džemal Bijedić, ex capo del Governo jugoslavo morto in un disastro aereo nel 1977. L'edificio, costruito nel periodo Austro-Ungarico, rappresenta una riuscita contaminazione dello stile delle abitazioni austriache con elementi architettonici delle residenze orientali. E' presente una ricca collezione di reperti archeologici ed etnografici, una ricca raccolta di documenti storici preziosi e una collezione di oggetti e arredi originali antichi. Per non dimenticare l'assurdità della guerra fate un giro anche sulle ex linee del fronte per sentire con i vostri cuori gli orrori della guerra. Meritano inoltre una visita i quartieri distrutti nel conflitto jugoslavo degli anni ‘90. Sono infatti ancora oggi visibili numerosi edifici segnati dai colpi di artiglieria degli eserciti coinvolti nel conflitto.
    Altro interessante edificio infine, il Ginnasio, ovvero il liceo della città di Mostar. E' un grande edificio eretto imitando lo stile autro-ungarico della fine del 1800 ed è decorato in stile orientale; è stato ricostruito e dipinto in colore arancione e risalta nella piazza, quasi a voler sottolineare quanto Mostar conti sulle nuove generazioni per ritornare ai suoi antichi splendori.

    8 LUGLIO 2016 Medjugorje


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    Medjugorje è un villaggio situato nella parte meridionale della Bosnia Erzegovina, distante circa 25 km da Mostar e molto vicino ai confini della costa della Croazia. Il paese, di appena 4.000 abitanti è diventato famoso dal 1981 per una serie di visioni mariane che continuano ancora oggi (apparizioni della Madonna). Nonostante le apparizioni non siano state ancora riconosciute ufficialmente dalla Chiesa cattolica e quindi il pellegrinaggio ufficiale non sia al momento ammesso, il Santuario della Regina della Pace di Medjugorje ha attirato e attira dal suo inizio milioni di pellegrini e viaggiatori da tutto il mondo e contende a Lourdes per il numero di fedeli che la visitano.
    Su questo "fenomeno" si è acceso un grosso dibattito dentro e fuori dalla Chiesa. Si possono avere molte teorie a favore o contro Medjugorje, riguardo le apparizioni mariane, i miracoli, le conversioni.
    Di sicuro i viaggi spirituali, all'interno e alla ricerca di se stessi, confortati dal confronto di tante altre esperienze di vita, sono un fatto comunque positivo per tutti, a prescindere dal credo religioso o dal razionalismo.
    Il nome del paese letteralmente si traduce letteralmente in "tra le montagne" e grazie alla sua posizione, a circa 200 metri sul livello del mare, la località gode di un clima mite e mediterraneo. Vi sono anche attrazioni storiche e culturali e se ne consiglia la visita, ma senza tanti giri di parole Medjugorje è conosciuta per sei dei suoi abitanti che ebbero le visioni mariane: Vicka Ivanković, Mirijana Dragičević, Marija Pavlović, Ivan Dragičević, Ivanka Ivankoviće Jakov Čolo. Al momento delle prime apparizioni della Madonna erano solo dei bambini piccoli, oggi sono padri e madri.
    Le prima visione ebbe luogo il 24 giugno del 1981, secondo quanto affermato, verso le 18.00, vicino alla zona oggi chiamata Podbrdo; i sei bambini videro una bella e giovane donna con un bambino in braccio. Rimase in silenzio, facendo loro cenno di avvicinarsi. I bambini tuttavia ebbero paura e si allontanarono. Il giorno seguente, quattro di essi e altri due bambini che non avevano partecipato alla prima apparizione, ritornarono nello stesso luogo nella speranza di vedere di nuovo la donna. Ci fu un improvviso lampo di luce e la signora apparve nuovamente, questa volta senza il bambino. Il terzo giorno, la figura femminile si identificò come la "Beata Vergine Maria". Il quinto giorno, una grande folla era già riunita per assistere alla prossima apparizione. Il sesto giorno, si registrò una miracolosa guarigione e il settimo giorno, la Vergine apparve ai bambini lontano dal luogo dell'apparizione originale. Queste erano le prime apparizioni in questa piccola località bosniaca. La storia del luogo sarebbe cambiata per sempre. Dal Marzo 1984 si cominciò a diffondere la voce che la Madonna avesse iniziato a dare dei "messaggi speciali" per la parrocchia di Medjugorje e per i suoi pellegrini, messaggi di pace e di fede. Questi furono inizialmente ricevuti ogni giovedì da Maria Luneti-Pavlovic, in seguito la frequenza diminuì fino a essere ricevuti il 25 di ogni mese. Il 2 di ogni mese i messaggi vengono invece ricevuti dalla veggente Mirjana Soldo-Dragicevic. Diversamente dalla maggior parte delle apparizioni mariane nella storia, che ebbero una durata limitata nel tempo, le visioni di Medugorje continuano ad esserci regolarmente ancora oggi a distanza di trent'anni. Nessuno dei veggenti inoltre è diventato monaco o monaca e molti di loro si sono sposati e hanno avuto figli, contrariamente ai testimoni di apparizioni di altri santuari mariani, come quelli di Fatima o di Lourdes. Attualmente, il Vaticano non ha né confermato né validamente denunciato come false le apparizioni segnalate a Medjugorje dal loro inizio fino ad oggi.
    Il 4 giugno 2008 tuttavia Papa Benedetto XVI ha pubblicamente benedetto una statua della Madonna di Medjugorje, in Piazza San Pietro e il 17 Marzo 2010, è stata annunciata la formazione di una commissione d'inchiesta sui fenomeni di Medjugorje(composta da cardinali, vescovi, e altri esperti), sotto la guida del Cardinale Camillo Ruini. Nel luglio 1987, la rivista americana Newsweek scrisse che già 290 guarigioni miracolose erano avvenute ed erano oggetto di studio da parte della comunità scientifica.
    La prima documentata guarigione avvenne a un bambino di tre anni di nome DanijelSetka il quinto giorno delle apparizioni, il 28 giugno 1981. Una delle guarigioni più note, fu quella di uno dei sei veggenti,
    Vicka, che racconta di come abbia spedito una lettera alla commissione d'indagine vescovile sulle apparizioni, indicando la data esatta da cui sarebbe stata guarita da un tumore cerebrale non operabile. Sette mesi dopo, il 25 settembre 1988, l'apertura della lettera indicava la data in cui effettivamente il suo tumore sarebbe scomparso, lo stesso 25 settembre. Così accadde, a quella data non vi era più traccia alcuna del suo tumore.
    Credenti o meno che siate, siano le guarigioni davvero avvenute, in tutto o in parte, per la forza dell'auto-guarigion e o per la fede nella Madonna, di certo la località di Medjugorje è ricca di suggestione. Visitata da tantissimi pellegrini, soprattutto giovani, che amano festeggiare e celebrare con allegria le apparizioni, Medjugorje ha visto la nascita di gruppi e comunità interessate alla sua storia, comunità di fede cattolica ma anche laiche, e di altre professioni religiose e anche di comunità virtuali come quelle su Facebook. I luoghi di visitasi concentrano in particolare su alcuni siti: la chiesa di San Giacomo, gestita dai Padri Francescani e la montagna. La montagna garantisce belle escursioni durante le quali turisti e pellegrini possono esplorare il paesaggio locale e godere di un'incredibile aria salutare. Monte Krizevac è una montagna vicina adatta a scalatori di un medio livello di abilità. La salita non è troppo difficile e la cima offre una bella vista sulla zona circostante. Vicino a Medjugorje si trova un sentiero con delle stazioni di preghiera su entrambi i lati. Una volta raggiunta la cima si vedrà una grande croce della prima guerra mondiale. La salita non è molto difficile ma ci sono rocce lungo il percorso. La Collina delle Apparizioni rimane tuttavia la maggiore attrazione della località: questo è il luogo delle prime visione mariane del giugno 1981, con la croce che oggi segna la posizione esatta in cui apparve la Madonna. Consigliamo inoltre di non perdere la visita alle Cascate di Kravice, raccomandate in particolare agli appassionati di pesca e nuoto. Bello anche il ristorante vicino alla cascata dove si può godere di un bel panorama, una buona cucina a prezzi modici e un ambiente tranquillo.

    8 LUGLIO 2016 Cascate kravica (18 Km)


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    Le cascate del Kravice sono gli elementi naturalistici più affascinanti della regione, a circa 40 km da Mostar. Le acque del fiume Trebižat si ramificano, cadendo da pareti di tufo ad un’altezza di 30 metri, e formano un anfiteatro naturale largo 150 metri, allestendo uno spettacolo che ricorda, seppure in dimensioni ridotte, quello delle imponenti cascate del Niagara. Frequentato nella stagione estiva soprattutto da appassionati di rafting e dagli abitanti locali, è il luogo ideale per tutti coloro che cercano relax e divertimento stando immersi in un ambiente incontaminato, accompagnati dal suono costante delle cascate in sottofondo. Nei pressi delle cascate si trovano anche una piccola grotta, in cui si possono ammirare stalattiti formate da carbonato di calcio, un antico mulino e un vascello.

    8-9 LUGLIO 2016 DUBROVNIK


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    9 Luglio Mattinata libera, nel pomeriggio, saluto degli equipaggi che termineranno il tour ed accoglienza dei nuovi arrivi
    "Io, Naso Lungo, negromante delle Indie Maggiori, dico il buon giorno, placida notte e prospero anno agli illustri e nobili signori ragusei, e saluto questo antico popolo: uomini-donne, vecchi-giovani, i grandi e i piccoli, popolo con cui risiede la pace, e che la guerra guarda da lontano, la guerra rovina dell'essere umano..." Ragusa 1551 Marino Darsa /Marin Držić
    Dubrovnik, è una città bellissima, non esistono mezzi termini per descrivere il fascino emanato da questa piccola perla della Croazia visitata ogni anno da centinaia di migliaia di turisti. Sviluppatasi con insolita fierezza e indipendenza nel corso della storia, quella che è stata ed è ancora in italiano l'antica Ragusa, è diventata senza sorprese, parte del Patrimonio dell'Umanità come sito preservato dall'UNESCO.
    Artisti, intellettuali ed esperti viaggiatori ne hanno decantato nel tempo la bellezza e la particolare atmosfera. Lord Byron, tra i tanti, la definì la “perla dell'Adriatico, mentre George Bernad Shaw si chiedeva se il paradiso mai potesse assomigliare a questo incantevole luogo, a metà strada tra la terra e il mare. Famosa per le antiche mura che la circondano, Dubrovnik è la città più a sud della Croazia, protetta dal forte vento di bora dal monte Srd e dallo scirocco dall'isola di Lokrum. Il contesto naturalistico che la circonda è un'attrattiva a se: mare cristallino, spiagge dorate, coste panoramiche, piccole isole, parchi nazionali (come quello di Mljet). Il suo territorio è ricoperto da una rigogliosa vegetazione mediterranea, numerosi giardini e arboreti, colture di limoni e aranci, piante tropicali e subtropicali, qui portate nei secoli dai marinai e dai mercanti di ritorno dai lontani viaggi dei mari d'Oriente. Sembra quasi che la città sia nata per raccontare la storia del mare Adriatico e delle località che su esso si affacciano, e in effetti tra tutte le altre città croate questa è la più fiera rappresentante del passato del suo Paese. Non c'è da stupirsi se è diventata una fermata obbligata delle maggiori navi crociera che solcano il mediterraneo. Dubrovnik nasce come un insediamento romano. Dal Medioevoin poi divenne preda ambita di potenti città come Venezia e imperi come quello Ottomano, che riconoscevano il valore strategico della sua posizione sul mare. Ma la 'libertà' è sempre stato il valore più alto insito nella mente dei suoi cittadini, la cui sete di indipendenza ha ripetutamente trionfato sui piani d'azioni dello straniero. Solo il terremoto del 1667fermò per un attimo il percorso storico della città, che tuttavia venne subito dopo ricostruita in stile Barocco. Costruite in più riprese, ampliate, rafforzate nei secoli, le mura sono la caratteristica principale di Dubrovnik. Circondano tutta la città vecchia incluso il porto - sono lunghe 1940 metri, completamente percorribili a piedi e, in alcuni, punti sono alte fino a 25 metri. Le mura rivolte alla terraferma hanno ampiezza di 4 e 6 metri e sono protette da un'aggiunta di mura, mentre quelle verso il mare sono più sottili - 1.5/3 metri. Lungo tutto il perimetro si trovano 15 torri difensive costruite nel XIV secolo. Dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi (1453) vennero rinforzate le fortezze rivolte all'entroterra e costruite nuove fortificazioni e bastioni nella parte anteriore - raggiungendo l'ampiezza definitiva con le ristrutturazioni del XVI secolo. Dubrovnik è chiaramente un luogo come pochi, speciale e romantica. Immaginatevi camminare al tramonto per le sue piccole strade acciottolate, tra gli edifici rinascimentali e barocchi... provate ora a volgere lo sguardo verso l'aperto orizzonte del mare, immersi nella calda luce del sole dell'Adriatico. Sono questi momenti difficili da dimenticare. I monumenti, le caffetterie e i negozi più curiosi li troviamo rivolti verso la pedonale via Placa Stradun (via centrale della città e luogo in cui il centro storico prende vita): qui troviamo anche diverse chiese e monasteri e anche musei, tutti con le mura ornate di pietra finemente intagliata, lavoro prezioso della tradizione artistica degli artigiani locali. Oltre, verso il mare, troviamo un paesaggio incredibilmente bello, fatto di spiagge e un mare disseminato di isole di un verde lussureggiante.
    Nonostante le forti pretese dei serbi durante la Guerra dei Balcani, le cui bombe causarono molte vittime e non risparmiarono neppure il centro storico, Dubrovnik appare oggi straordinariamente intatta. In effetti, solo la tonalità rossa delle tegole delle abitazioni ci rimandano a quei giorni violenti: un colore più chiaro indica la posizione colpita dai mortai prima del rinnovo dell'intero tetto.
    Gli ultimi anni hanno incoronata Dubrovnik come una delle principali attrazione della Croazia, destinazione molto ambita dal jet set internazionale e dall'alta classe. Ma la città attrae turisti da tutti i livelli socio-economici e da tutti gli angoli del mondo, da backpackerse studenti alle celebrità del cinema, della musica e dello sport. Lo ha fatto con grazia ed eleganza, lasciando al visitatore il piacere di vivere appieno le sue tradizioni, come pochi altri luoghi in Europa. Storia, cultura, natura e gastronomia vengono qui raccolte insieme per offrire un soggiorno e una vacanza unica e indimenticabile. Buona Dubrovnik a tutti!

    COSTI

    - I costi sono calcolati considerndo la partecipazione di almeno 10 camper, se le adesioni fossero in numero inferiore, Eventi e Viaggi in Camper potrà annullare il viaggio o proporre agli equipaggi aderenti di ripartire i costi eccedenti (guide turistiche, noleggio bus o altro che si riferisce al gruppo)
    135€ - (Soste Camping, Parcheggi per visite)
    165€ - Adulti (Soggiorno Camping, biglietti di ingresso visite, guide turistiche, spostamenti in bus,treni,traghetti)
    125€ - Bambini (Soggiorno Camping, biglietti di ingresso visite, guide turistiche, spostamenti in bus,treni,traghetti)
    30€ - Animali domestici (Soggiorno Camping)

    SCADUTO

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    InfoLine +39 338 7860333